Luigi "Gigi" Meroni nasce a Como nel 1943 e proprio a Como inizia la sua carriera calcistica nel campetto dell'oratorio. Cresce nel vivaio del Calcio Como ma nell'estate del '62, a soli 19 anni, passa al Genoa dopo 2 brillanti stagioni in maglia lariana. La città marittima di Genova fa emergere in Gigi il suo carattere estroverso e controcorrente che si manifesterà poi nella sua interezza dopo il trasferimento a Torino nel '64. Con i granata allenati da Nereo Rocco l'ala numero 7 si fa immediatamente apprezzare per le sue giocate, i suoi dribbling e i suoi goal che, anche se pochi (nel Toro 24), sono ricordati nelle migliori cineteche del calcio.
Gigi è un lottatore, l'artista del gol impossibile, dei dribbling disegnati su tela dalla mano di un genio, il giocatore più atterrato in area di rigore dai terzini innervositi dalle sue finte ubriacanti, ma anche quello che fa segnare tanto i compagni. Lo sa bene Combin, suo grande amico, scaricato da Juventus e Varese perché "finito" e rinato nel Torino grazie a Meroni, l'ala che gli passa la palla sempre nel momento giusto. Per gli altri giocatori granata, Gigi è una persona su cui si poteva contare, un amico capace, nonostante la sua sregolatezza, di essere un elemento fondamentale per un gruppo compatto e affiatato. Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri, legge libri e scrive poesie. Convive nella "mansarda di Piazza Vittorio" insieme a Cristiana, la "bella tra le belle" dei Luna Park della quale si innamorò follemente tanto da presentarsi al matrimonio imposto dai genitori di lei per cercare di fermare la cerimonia.
"Mister mezzo miliardo". Così lo chiamano i giornalisti quando il giovane Agnelli cerca di portare l'ennesimo campione alla Juventus sborsando una cifra per quei tempi impensabile. Ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il suo trasferimento. I giovani tifosi si identificavano in Meroni, un esempio da seguire in campo e nella vita degli anni che precedono il '68. Quando Edmondo Fabbri lo chiama in nazionale, gli impone la condizione di tagliarsi i capelli. Lui che disegna i vestiti che indossa sui modelli di quelli dei Beatles, che passeggia per Como portando al guinzaglio una gallina, che si traveste da giornalista e chiede alla gente cosa pensa di Meroni, la giovane ala destra del Torino rifiuta la convocazione.
Veste ugualmente la maglia azzurra per giocare i disastrosi mondiali del '66 dove segna due gol contro la Bulgaria e l'Argentina. A lui è attribuita parte della colpa della disfatta, non tanto per il giudizio del campo, ma tanto per quello che rappresenta (nella disastrosa sconfitta contro la Corea del Nord non viene nemmeno schierato). Meroni è scomodo alla società italiana ancora troppo conservatrice, un personaggio costantemente in lizza con l'opinione pubblica.Per Gigi vivere in quel modo vuol dire essere felici, non lo fa per una questione di immagine come molti farebbero oggi, lui è così.
Muore tragicamente il 15 ottobre 1967.. Lui insieme al suo compagno di squadra Fabrizio Poletti attraversa Corso Re Umberto, dove si è appena trasferito dalla "mansarda di Piazza Vittorio", per andare a prendere un gelato. E' travolto dall'auto di un diciannovenne appena patentato. Ironia della sorte l'investitore, Attilio Romero, sarà in seguito presidente del Torino Calcio e guiderà al fallimento la gloriosa società. Muore la sera stessa per i gravi traumi riportati assistito da Cristiana, dai familiari e dai suoi amici. Ai funerali partecipano migliaia di persone per colui che fu il giocatore più amato e nello stesso tempo odiato d'Italia. Nel punto in cui fu investito i tifosi di Gigi ancora oggi portano fiori in sua memoria. La domenica successiva alla sua morte si gioca il derby con la Juventus che il Torino vince per quattro reti a zero (cosa che non è più successa). Tre goal sono messi a segno dal suo grande amico Combin che malgrado i 39 gradi di febbre scende in campo ugualmente. In molti sostengono che il quarto goal è segnato dalla maglia numero 7, indossata quella domenica da Carelli.
Ne è passato di tempo. Jazz... anima nera, Jazz...musica ribelle... sapevate che nei primi del '900 negli Stati Uniti si approvarono delle leggi contro il Jazz? Questi musicisti sovversivi!!! Sembra strano leggere queste cose oggi, questo ci fa capire l'importanza che la musica aveva in quegli anni. Quando si pensa al jazz si pensa alla "Black music", ma la leggenda di questa musica ribelle inizia incredibilmente a Salaparuta, in provincia di Trapani. Qui, nel 1876 Girolamo La Rocca con la moglie Vittoria Di Nino, partirano per New Orleans dove si stabilirono. Qui Girolamo La Rocca, che a Salaparuta era stato calzolaio e suonatore di cornetta nella banda del paese, aprì la sua bottega di calzolaio. In questa casa nacquero quattro figli: Rosario, Nick (Dominick James), Antonia e Maria.
Dopo la morte del padre, nel 1905 Nick La Rocca cominciò a suonare in vari gruppi e orchestre; formò la sua prima orchestra nel 1908, suonavano per pochi soldi o anche solo per dei drinks (anche se La Rocca era astemio). Nel febbraio del 1915, La Rocca e il suo gruppo andarono a Nord, a Chicago, qui comiciarono a suonare in vari club riscuotendo un enorme successo, seguiti da gente come Will Rogers, Fanny Brice, Al Jolson. Quest'ultimo, arrivato a Chicago per recitare nel "Robinson Crusoe" al Garrick Theatre, riuscì a far venire da New York l'impresario Max Hart che, ascoltato il gruppo, lo scritturò per suonare a New York. Qui la band debuttò il 15 gennaio 1917. Anche qui il successo fu travolgente tanto che furono ingaggiati in locali dove si esibivano Fred Astaire ed Ed Winn. Durante la permanza a New York l'orchestra di Nick incise i primi dischi dell'intera storia del jazz.
"E quando la luce rossa si accese - ricordò La Rocca - avemmo il tempo di contare "uno-due" e fu un miracolo come cominciassimo insieme: non so, forse il buon Dio era con noi".
La data era il 26 Febbraio 1917, i brani: Dixieland Jass One Step e Livery Stable Blues; questo disco pubblicato dalla Victor ebbe un grande successo: un milione e mezzo di copie vendute a 75 cents ciascuna. Tutto ciò accadeva nel 1917, e cioé 8 anni prima che Louis Armstrong incidesse da leader il suo primo disco; a quell'epoca ovviamente non esisteva la TV e la stessa radio era agli albori e proprio per questo il successo è da considerarsi strepitoso. Si può ragionevolmente concludere quindi che il famoso disco comprendente "Dixieland Jass Band One-Step" sulla facciata A e "Livery Stable Blues" sulla facciata B, non é soltanto il primo disco di jazz "pubblicato", ma anche il primo "registrato".
Il salto successivo dell'Original Dixieland Jazz Band da New York fu la tournè in Inghilterra nel 1919.Anche qui il successo fu enorme e l'evento più eclatante di quella lunga permanenza a Londra é del giugno 1919, allorché l'Original Dixieland Jazz Band fu prescelta per festeggiare la firma del trattato di Versailles che pose fine alla Prima Guerra Mondiale: La Rocca e la sua band suonarono alla presenza di Giorgio V e della famiglia reale. Durante il soggiorno inglese Nick La Rocca, incise dall'aprile 1919 al maggio 1920, diciassette pezzi per la Columbia britannica.
Nel 1920 ritorno trionfale a New York, dove continuò vivissimo il successo. Purtroppo nel 1922 cominciò inoltre un forte movimento d'opinione contro il jazz: la legge Cotillo bandì il ballo dopo la mezzanotte a Broadway, con conseguente riduzione del lavoro e delle paghe per le orchestre; fu bandito il jazz da tutti i locali di intrattenimento rispettabili, mentre la Victor cessava le registrazioni di dischi jazz. Stranamente in controtendenza la radio, che nel 1923 trasmise per la prima volta in assoluto del jazz, chiamando a suonare il gruppo di La Rocca. Per un periodo di tempo La Rocca suonò ad Harlem, dove la legge anti-jazz ancora non era attuata, finché nel gennaio del 1925, affranto, sciolse la band per fare ritorno a New Orleans.
Per dieci anni, sospendendo, anche su preciso ordine del medico, ogni attività musicale, La Rocca si dedicò al lavoro di appaltatore edile e rifiutò varie offerte di contratti ed ingaggi; ma nel 1936, siriunì con i suoi vecchi amici musicisti per partecipare alla trasmissione radiofonica settimanale di Ed Wynn messa in onda dalla NBC Red Network.
La band fu inoltre invitata a varie trasmissioni radio come quella di Benny Goodman (il quale riconobbe l'influenza avuta su di lui giovane dall'Original Dixieland Jazz Band). Nel 1937 la Band prese parte alla tournée di un vaudeville di Ken Murray e al film "March of Time".
Tornati a New Orleans La Rocca ed i suoi furono oggetto di grandi accoglienze e tennero anche un concerto al St. Charles Teatre seguito da un grande banchetto organizzato dal Presidente del Teatro.
Fino al 1938 le tournés continuarono con successo finché, La Rocca, dopo un'ultima esibizione nel Texas, sciolse definitivamente il gruppo e ritornò a New Orleans, dove, abbandonata per sempre qualsiasi attività musicale, riprese il lavoro di appaltatore edile.
Gli ultimi anni della sua vita li dedicò a comporre musica, in genere canzoni, e a tentare di ripristinare la verità storica sul suo contributo alla nascita del jazz, "la verità di Dio" usava dire, rendendo chiaro che non desiderava meriti non suoi, ma che la sua opera avesse il giusto riconoscimento.
Nick La Rocca é morto alle 3,40 del 22 febbraio 1961 all'età di 72 anni. Oggi, pochi ricordano che Nick La Rocca fu uno tra i primi musicisti a suonare il Jazz e di sicuro il primo a registrarne un disco.
Ho studiato giornalismo all'università di Palermo, ho praticato sia in televisione che sulla stampa. Nel giro di due anni ho lasciato: non c'era nulla di mitico e avventuroso nella professione in cui avevo creduto. Ero cresciuto con icone come Mauro Rostagno e Peppino Impastato, poi ho capito che loro non erano giornalisti e forse proprio per questo avevano seguito la loro strada sino alla fine piu tragica. Ho visto molti di quelli che potevano essere miei colleghi vendersi per un contratto da fame e scrivere stronzate che andavano bene al datore di lavoro; ho visto spacciare le piu svergognate bugie per verità e manipolare in continuazione l'opinione pubblica per gli interessi del potente di turno; ho visto GUERRE create su un tavolo e promozionate come si farebbe per il lancio di un nuovo prodotto di grido (questo lo abbiamo visto tutti). Non sono qui per svegliarvi, per farvi aprire gli occhi o altre amenità del genere. Sono qua per raccontare quello che vedono i miei occhi, chiamiamola "scrittura di base". Qui non ho bisogno di un editore, non ho bisogno di soldi, devo solo trovare la volontà di scrivere... e quella non manca. Quello che mi prefiggo è aprire delle breccie nel muro dell'informazione pilotata, di tirarne fuori le contraddizioni, di esprimere un pensiero libero sopra agli avvenimenti che circondano la mia vita. Fuori dalle etichette di regime (destra/sinistra), questo sarà uno spazio libero per chiunque voglia partecipare e apportare notizie. Non sarò ne catastrofista ma neanche buonista, scriverò su tutto e su tutti, cercando di non farmi prendere dai pregiudizi che navigano in ognuno di noi; mi piacerebbe coinvolgere molte persone in questo progetto, gente che non si accontenta dell'apparenza delle cose. Ci immergeremo nell'oceano dell'informazione cercando di non affogare, parleremo di politica, di cultura e anche di sport, cercando di non entrare nel gioco della contrapposizione, nei discorsi da bar. Una volta questo era impensabile, oggi abbiamo la possibilità di farlo senza dovere dare conto a nessuno, la tecnologia ce lo permette.